Primi passi sul ghiaccio (parte 2 di 2)

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Mani

thumb_20150301_131922_1024Si arriva, infine, agli arti superiori. Che saranno, volenti o nolenti, quelli dove alla fine vi concentrerete di più. E’ un atteggiamento assolutamente naturale: ci si fida maggiormente di ciò che si può stringere e impugnare con convinzione, piuttosto che di un piede che pare un po’ ballerino.

Sotto un certo punto di vista, non è nemmeno un pensiero sbagliato. Effettivamente, una piccozza ben piantata rappresenta un ottimo e solido ancoraggio (fintanto che il carico viene applicato verso il basso, e ovviamente a seconda della qualità del ghiaccio).

L’errore da evitare -molto diffuso tra i principianti e, più in generale, quando si esce dalla propria zona di comfort- è quello di concentrare tutti i propri sforzi solo su questo aspetto.

Come abbiamo visto nella prima parte, i piedi giocano un ruolo fondamentale. Il mio suggerimento, infatti, è quello di averli entrambi ben posizionati, il bacino in dentro e il corpo in un buon equilibrio, prima di muovere una piccozza.

Di norma, dovreste abbandonare un punto di contatto col ghiaccio -una mano, o i piedi- muovendo un arto per volta, solo quando gli altri sono saldi. In questo modo sarete sempre rilassati, perché consapevoli che gli altri punti sono sicuri. E prima di spostarvi, assicuratevi che il nuovo posizionamento sia efficace. Non ha senso abbandonare un ancoraggio sicuro per andare incontro a uno aleatorio.

La piccozza va impugnata con una presa morbida e salda, un po’ come vi hanno insegnato a scuola guida (i più giovani mi perdonino l’esempio).

Il movimento corretto può essere suddiviso in alcune fasi:

  1. scorrete la piccozza sul ghiaccio avanti a voi, per cercare i punti del ghiaccio migliori (piccoli buchi, avvallamenti, zone di ghiaccio morbido e plastico, di colore azzurrino/celeste) dove infiggere il colpo. Idealmente, la zona corretta sarebbe un’area un pochino sopra la testa, e non molto più larga delle spalle. Quella dove schiaccereste un pallone da beach volley. Ovviamente, dovrete adattarvi al ghiaccio che avrete davanti;
  2. non dovreste mai piantare le becche troppo vicine tra loro, altrimenti rischiate di indebolire troppo il ghiaccio e/o di spostarne uan con l’altra, soprattutto se usate “in aggancio”;
  3. una volta individuato il punto, fissatevi mentalmente una X: dovrete centrare quel punto! Quindi, se riuscite, cercate di non distogliere lo sguardo;
  4. portate ora il braccio sopra la spalla, gomito e polso allineati, e preparatevi all’affondo;
  5. l’oscillazione verso il ghiaccio dev’essere accelerata sul finale e, poco prima dell’impatto, il polso dovrà effettuare una leggera chiusura verso il basso, come a dover “uncinare” con la piccozza. Molti paragonano questo movimento al lancio di una freccetta, credo che renda l’idea;
Le picozze, piantate troppo di lato rispetto alle spalle e alla linea di salita, rendono il movimento più difficile e insicuro
Le picozze, piantate troppo di lato rispetto alle spalle e alla linea di salita, rendono il movimento più difficile e insicuro.

Il colpo è andato a segno? E’ un posizionamento efficace?

La piccozza vi trasmette diversi segnali per rispondere a questa domanda:

  • vibrazioni: dovreste aver percepito attraverso il vostro corpo la vibrazione del colpo. Imparerete a interpretare al meglio questo segnale, che resta il più importante, ma per i primi passi meglio tenere sotto controllo i prossimi due, più facilmente verificabili.
  • suono: bastano pochi colpi di prova a terra, ancora prima di iniziare a scalare una cascata di ghiaccio, per imparare a distinguere il suono tipico di un attrezzo ben infisso da quello di un colpo floscio, o che ha incontrato del ghiaccio secco e spaccoso.
  • aspetto: vi ricordate il suggerimento di fissare sempre quello che state facendo? vale anche in questo caso. Uno sguardo alla becca e a come è entrata dovrebbe darvi un feedback: se il movimento è stato fluido, in linea retta e i primi denti sono affondati nel ghiaccio senza creare preoccupanti spaccature, potete dedurre che il vostro colpo è andato a buon segno. Purtroppo, non sempre sarà possibile vedere la becca, per questo sono importanti gli altri segnali.

Oltre a tutto questo, prudenza richiede un test pratico, quindi caricateci gradualmente il vostro peso, con la cautela necessaria visto che potrebbe fuoriuscire.

Una volta convinti del piazzamento “a prova di bomba”, siete pronti a proseguire senza dovervene più preoccupare. E a godervi questa meravigliosa esperienza.

“tips & tricks”

Un buon paio di moffole di lana cotta saprà scaldarvi le mani anche in condizioni di umido e freddo
Un buon paio di moffole di lana cotta saprà scaldarvi le mani anche in condizioni di umido e freddo

Se il ghiaccio si rivela spaccoso, provate piccoli colpetti ripetuti sempre sullo stesso punto, dovreste riuscire così a creare un piccolo alloggio per la becca senza rompere tutto il ghiaccio attorno. Qualora invece col primo colpo abbiate formato la caratteristica “rosa” (una serie di incrinature tutto attorno al colpo d’impatto”, avvisate chi vi sta sotto del pericolo di caduta ghiaccio, colpite una seconda volta per rompere definitivamente la rosa, e il terzo colpo nello stesso punto questa volta dovrebbe andare a segno.

Ricordatevi di non esagerare con i colpi: dopo 3 colpi non andati a segno, è inutile insistere. Riposate un momento il braccio, scrollandolo verso il basso, e poi ripetete. Concedetevi dei riposi ogniqualvolta ne sentiate il bisogno, avendo cura di cercare una posizione di buon equilibrio (dovrete “mollare” una mano alla volta”), per avere una progressione più fluida, senza arrivare col cuore in gola agli ultimi metri.

avvertenza

Nell’arrampicata su ghiaccio, il divario di difficoltà tra la progressione da secondo di cordata (quindi con la corda dall’alto) e quella da primo è notevole. Il gesto tecnico resta il medesimo, ma dovrete posizionare voi le protezioni nel ghiaccio (viti) e non potrete sbagliare senza pagare gravi conseguenze: le stesse, infatti, dovrebbero assicuravi da cadute mortali (sempre che il ghiaccio sia di buona qualità e il vostro assicuratore fornisca una sicura dinamica), ma il fatto stesso di volare con i ramponi addosso presenta un grosso rischio di infortunio.

forse una delle migliori viti da ghiaccio in circolazione.
forse una delle migliori viti da ghiaccio in circolazione.

Tenete quindi sempre presente che l’arrampicata è uno sport pericoloso, e solo una buona padronanza delle tecniche di progressione sarà in grado di darvi una maggiore sicurezza per non cadere (non fatevi quindi ingannare da un senso di falsa sicurezza infuso dai materiali).

E ricordatevi sempre di divertirvi, ma prima ancora di tornare a casa.

“L’alpinista è un uomo che conduce il proprio corpo là dove un giorno i suoi occhi hanno guardato. E che ritorna” G. Rebuffat

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Alla fine della giornata, togliersi il caschetto è quasi un “rito”

Un pensiero su “Primi passi sul ghiaccio (parte 2 di 2)

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