La più bella dell’anno: il Candelone di Patrì

Prima di chiudere il capitolo ghiaccio verticale -anche se ho già messo via le picche- mi resta ancora da descrivere la cascata più bella dell’anno.

Non si tratta né della più difficile tecnicamente, né di quella dal grado più elevato (che bello poter giudicare liberamente la bellezza di un’esperienza, al di là di una valutazione fatta da altri!), ma certo quella che ho immaginato più a lungo.

Un pensiero accarezzato già dai primi giorni passati a prendere in mano le piccozze, perché altri me l’avevano descritta come bellissima. Dentro di me questo desiderio di salirla è maturato prima come speranza -un giorno, chissà- poi sempre più come un progetto concreto, col crescere della mia tranquillità e delle mie capacità sul ghiaccio. Di certo, poi, ha aiutato l’incoraggiamento di un amico guida alpina (grazie Tommy!), secondo il quale non potevo non farla e me la sarei “mangiata”.

Potete ben capire che, quando finalmente ci siamo incontrati, è stato amore!

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Il Candelone di Patrì, 12 Gennaio 2017

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12 marzo Vajo dei Colori

Cosa fare quando la domenica hai un impegno a pranzo e le previsioni meteo sono incredibilmente belle?

Nei miei piani, sveglia tranquilla e per una volta ogni tanto si può anche non andare in montagna, ma poi la mia lei sabato se ne esce dicendomi che ha letto un post e il Vajo dei Colori sembra essere in ottime condizioni. Che belle idee che hai amore mio!

Il tempo di leggere un paio di relazioni per capire dove andare e se sia fattibile come tempi (segnalo,tra le molte, quella pubblicata pochi giorni prima sul sito internet del rifugio Campogrosso), e la decisione è presa. Sveglia presto (4:00), alle 6 partenza dal Rifugio, e al massimo in 5 ore dovrei essere di nuovo alla macchina. Ce ne metterò meno di 4, perché le condizioni della neve erano, semplicemente, perfette.

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Appena lasciata la macchina, inizia ad albeggiare, e la frontale può restare nello zaino

Di relazioni tecniche della salita è pieno il web, non mi sembra il caso di dilungarmi. Quello che voglio descrivere è la meravigliosa sensazione di un’uscita in solitaria.

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Ricordati… di non cadere!

Banale. Eppure imprescindibile.

E’ appena terminato il corso di cascate su ghiaccio, e io come altri istruttori ho la speranza che alcuni (molti?) degli allievi maturino una bella passione per questa meravigliosa attività, senza però avere fretta di bruciare le tappe.

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Sulla cascata “Pattinaggio Artistico”, Valeille (Cogne, AO)

Un episodio, in particolare, narratomi da chi l’ha vissuto, mi ha fatto suonare qualche campanello d’allarme. Questa persona, nel corso di una scalata, si è trovata a pochi metri dall’uscita della cascata con l’acido lattico (la “ghisa”, insomma) che cresceva negli avambracci. Prova a mettere una vite da ghiaccio, niente da fare.

Ci riprova cambiando mano, nulla.

La getta via. E tenta di uscire dal tratto difficile.

Vola!

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