Ricordati… di non cadere!

Banale. Eppure imprescindibile.

E’ appena terminato il corso di cascate su ghiaccio, e io come altri istruttori ho la speranza che alcuni (molti?) degli allievi maturino una bella passione per questa meravigliosa attività, senza però avere fretta di bruciare le tappe.

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Sulla cascata “Pattinaggio Artistico”, Valeille (Cogne, AO)

Un episodio, in particolare, narratomi da chi l’ha vissuto, mi ha fatto suonare qualche campanello d’allarme. Questa persona, nel corso di una scalata, si è trovata a pochi metri dall’uscita della cascata con l’acido lattico (la “ghisa”, insomma) che cresceva negli avambracci. Prova a mettere una vite da ghiaccio, niente da fare.

Ci riprova cambiando mano, nulla.

La getta via. E tenta di uscire dal tratto difficile.

Vola!

Per fortuna il tutto si è risolto senza che si facesse male (magari un bello spavento), ma non bisogna ritrovarsi in quella condizione, che è il frutto di una serie di errori e valutazioni sbagliate.

Siccome mi è capitato recentemente di leggere un articolo che si rivolge sia a chi, principiante, voglia approcciarsi all’arrampicata da capocordata, sia a chi abbia già una certa esperienza, ho chiesto all’autore se gli dispiaceva che lo pubblicassi con una mia -necessariamente amatoriale- traduzione.

Ricevuto quindi il benestare da nientemeno che Sua Maestà Will Gadd (uno dei più forti cascatisti in circolazione, con un’esperienza mostruosa nell’insegnamento), sono a proporvi una traduzione del suo articolo. Qua e là, un paio di foto e commenti personali.

Note to self: How not to fall off ice climbing

http://willgadd.com/note-to-self-how-not-to-fall-off-ice-climbing/

Promemoria a se stessi: come non cadere scalando su ghiaccio

data: 12 gennaio 2017

Il totale complessivo degli incidenti locali (Canmore in Alberta, Canada, ndt) è approssimativamente di sei gambe/caviglie rotte, un grave trauma alla testa irrisolto, un paio di lunghe cadute che hanno provocato diverse altre ferite, e un paio di cadute che hanno fatto morire di paura le persone, ma senza nulla di grave. Dal mio punto di vista sono numeri ben più alti del “normale”, e ho abbozzato alcuni pensieri su cosa io possa fare meglio per non cadere scalando sul ghiaccio. Rispetto gli infortunati come arrampicatori e come persone, e desidero sfruttare le loro esperienze per plasmare la mia attitudine e i miei risultati.

Osservate la proporzione: le cadute da capocordata che hanno comportato un infortunio sono circa il doppio di quelle senza conseguenze. Questo dato da solo dovrebbe dirci tutto quello che abbiamo bisogno di sapere riguardo alle cadute su cascate di ghiaccio. In 35 anni di cascate non sono mai caduto da capocordata. Volerò, ma oggi è un buon giorno per fare le cose fatte bene.

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Prima di iniziare a scalare da primo, può essere molto utile fare pratica in moulinette, così da essere comunque assicurati dall’alto

Le ragioni di questi incidenti sono complesse e la quantità di esempi e problematiche che conosco è troppo ridotta perché possa avere una rilevanza statistica, ma ho intenzione di fare dei ragionamenti “selvaggi” su alcune delle motivazioni e soluzioni. Probabilmente qualcuno si sentirà offeso, ma certe persone meritano di essere offese, incluso me stesso. Sto scrivendo queste note con la stessa voce con cui parlo a me stesso mentre scalo, come promemoria per fare bene oggi e perché non sono mai così incline all’ascolto come quando c’è un forte avvertimento.

Regola n. 1

Devi comprendere che volare da capocordata su ghiaccio come minimo comporterà una brutta frattura alla gamba, caviglia, testa, bacino, collo, schiena o a tutta questa lista: iltuo modo di pensare e il tuo approccio alla giornata devono essere appropriati. Non si tratta di arrampicata su roccia, o drytooling, o di saltellare sulla morbida neve in mutandine! Su roccia o drytooling ti spingi al limite in un contesto relativamente controllato, e una caduta è messa in conto.

Se voli in cascata, hai commesso molti errori e sei veramente fregato!

No, il ghiaccio non si è “semplicemente spaccato”, no, non è stato un “pazzesco incidente”, hai commesso un errore. E piccoli errori possono portare a gravissimi risultati quando la posta in gioco è alta. Molto raramente ho letto di qualcuno che sia stato colpito in testa da un pezzo di ghiaccio caduto casualmente e che sia volato di conseguenza, ma questo è davvero più unico che che raro, raro come un unicorno. Se imposti il tuo metro di giudizio su “se cado mi faccio davvero male, come minimo” allora arrampicherai come se dovessi restare attaccato. Guy Lacelle non è morto arrampicando su ghiaccio nonostante abbia scalato in free solo (ossia slegato, ndt) migliaia di tiri nel corso degli anni. Lui restava appeso perché era consapevole delle conseguenze di una caduta.

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Candelone di Patrì, Valnontey (Cogne, AO)

Regola n. 2

Non esiste, in cascata, un terreno “facile”. Che tu sia su ghiaccio verticale o su una placca appoggiata, i rischi della caduta sono quasi gli stessi. Portiamo tutti rispetto verso i flussi più verticali, ma sui terreni più appoggiati spesso ci facciamo cullare nella mentalità del “non è poi così ripido”… Ma se cadi su un piano appoggiato scivoli a velocità crescente finché non colpisci qualcosa. Conosco un buon numero di scalatori con le caviglie distrutte – o peggio- perché sono caduti su “facile” ghiaccio appoggiato, o perché facevano boulder a un metro da terra. Immagina di scendere con uno slittino da una ripida collina, e di ficcare la tua gamba in una morsa fissata al terreno vicino alla fine della corsa. Questo è ciò che accade quando cadi, scivoli e il rampone morde il ghiaccio. Ogni terreno ghiacciato va trattato come se fosse letale. Devi assicurarti anche sul facile, perché una caduta si risolverebbe in un brutto schianto. Una caduta del genere su una placca rocciosa sarebbe facile da prendere (per il secondo che assicura, ndt), o al massimo ci si procura una grattuggiata. Non sul ghiaccio. La maggior parte dei brutti incidenti questo inverno si sono verificati su terreni poco ripidi, o dove l’arrampicata diventava più facile.

Regola n. 3

Tu cadrai prima o poi, e per citare Fight Club, “finché non lo capisci sei inutile”. Voli sempre lungo sull’ultima protezione quando arrampichi sul ghiaccio. Anche con una vite all’altezza della tua vite, cadrai sorprendentemente a lungo prima che la corda entri in tensione, sicuramente abbastanza a lungo perché il rampone possa far presa sul ghiaccio e romperti il femore, come ho visto succedere. Ma probabilmente sopravviverai, se hai posizionato delle buone protezioni, se vivi in un Paese ricco con un valido soccorso alpino e SE hai messo abbastanza protezioni per non colpire troppo duramente il terreno in un qualsiasi momento della tua caduta. Ho alcuni amici che sono andati lunghi (cioè non hanno messo protezioni per moltissimi metri, ndt), e hanno avuto terribili danni, metto viti da ghiaccio in loro onore anche se non mi sento affatto come se stessi per cadere. Le viti “Mark, Raf, Kevin, ecc” sono lì per quelle situazioni in cui farò qualcosa di sbagliato, e succederà prima o poi.

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Ho trovato una vite messa così. Errori come questo possono costare caro, perdete tempo a mettere buone protezioni!

Regola n. 4

Mettete bene i piedi. La maggior parte della cadute a cui ho assistito o che mi hanno raccontato recentemente cominciavano con un piede che si stacca del ghiaccio, poi un carico improvviso e strano sulla piccozza, e infine la caduta. Se i tuoi piedi non sono saldati, brutte cose possono capitare.

Regola n. 5

Infiggi bene le tue piccozze, e provale veramente con un netto colpetto di spalla se hai un qualsiasi dubbio sulla tenuta, anche il più piccolo. Se le tue piccozze non sono in grado di reggere qualora dovessero “partire” entrambi i piedi, e non ti fidi a tal punto, allora non è un buon posizionamento, è una “beccata”. Non beccare come un pollo, colpisci come devi finché non ottieni un BUON posizionamento. Questo può significare scavare la superficie ghiacciata per 1 come 20 cm, e il ghiaccio che togli obbedirà alla gravità e cadrà sotto di te. Non urlare “ghiaccio!”, sarebbe come gridare “disco!” a una partita di hockey, ci si aspetta che accada. Ci saranno occasioni in cui potrai scalare solo agganciando la piccozza su cascate pieni di appigli, ma la regola devi comunque applicarla: gli agganci devono essere degni della tua completa fiducia. Bada bene che un posizionamento buono per un carico verso il basso può non esserlo per una spinta verso l’esterno. Vedo un sacco di medi scalatori che “strozzano” continuamente i loro attrezzi (cioè usano spesso la seconda presa, o addirittura la terza, molto alta, ndt); questo significa che non hanno posizionato i piedi sufficientemente in alto prima di spicozzare, e correggono il loro errore prendendo l’impugnatura più alta. Questa manovra comporta una maggiore trazione verso l’esterno per la becca della piccozza. Devi comprendere perché ciò è sbagliato, e non farlo.

Se non conosci abbastanza bene il suono di un buon posizionamento, del ghiaccio e come provare la tenuta di un posizionamento, allora non sei in grado di scalare da primo una cascata.

Regola n. 6

Non scalare, non fare sicura e non finire in nessun modo sotto altri scalatori. La caduta di ghiaccio fa parte del cascatismo (vedi la regola 5 qui sopra), e se ti colpisce puoi cadere o venirne mutilato. Non fare come quegli idioti del Colorado che fanno capolino nelle Rocky Mountains ogni inverno o come gli inglesi a Rjukan. Ho sentito con le mie orecchie questi stupidi lamentarsi quando venivano bombardati dal ghiaccio sopra di loro, “hey, smettila di farci cadere ghiaccio addosso” è solo la versione breve di “sono un idiota che non capisce cosa significhi scalare il ghiaccio”. Se qualcuno inizia a scalare sotto di me, gli spiego in modo molto diretto che non ho nessuna voglia di soccorrerli, o di avere a che fare con sangue ovunque. Se sto scalando una linea ben distinta, e qualcuno inzia a obliquare verso di me, o la mia sosta, allora gli parlo educatamente e raggiungiamo una soluzione condivisa. Sperare che tutto andrà bene non è una soluzione.

Regola n. 7

Non mettere le tue viti troppo in alto. Questo infatti causa una trazione verso l’esterno della becca, e così uscirà dal ghiaccio. Le viti, in generale, dovrebbero essere posizionate in basso (altezza bacino, più o meno, ndt), così sono più facili da avvitare e non ti faranno cadere. Ho visto più volte i luoghi di alcuni incidenti dove erano rimasti una vite avvitata per metà e una piccozza rimasta nel ghiaccio, ed è abbastanza facile immaginare cosa sia successo.

Regola n. 8

Non cercare di muoverti veloce. Parecchi dei recenti incidenti locali riguardavano persone che arrampicavano “veloci”. Lento è “morbido”, morbido è veloce anche se non sembra. Scalciare i tuoi piedi qua e là come un pollo spastico non è figo, è come vedere un principiante alla guida curvo sul volante a dieci sottozero sulla corsia di sorpasso. Posiziona i tuoi piedi. Posiziona le tue piccozze. Muoviti velocemente attraverso un movimento solido, con una buona tecnica. Quando vedo qualcuno scalare coi piedi o le piccozze messe male mi spavento da morire, soprattutto perché probabilemente quello stupido non ha idea del pericolo che corre. Uno come Ueli Steck ha un’esperienza decennale nel muoversi bene, ma tu non sei Ueli Steck… E ricordiamoci che anche Ueli ha sbattutto a terra molto duramente in un paio di occasioni. Lui è durevole. Io non lo sono.

Regola n. 9

Fai attenzione ai segnali. Poco tempo fa stavo scalando con un grande ospite e una piccozza è saltata fuori relativamente presto, sorprendendomi. Niente di serio, ho piazzato le mie piccozze saldamente, e ho finito il resto di quel breve ma difficile tiro con posizionamenti a prova di bomba. Ho tenuto la mia lezione all’ospite, poi siamo andati a scalare un po’ di ghiaccio verticale e a gettare l’ancora su una sicura moulinette. Mi fido di questo ospite, fa bene sicura, e così stavo scalando appoggiando le piccozze invece di seppellirle nel ghiaccio, e la corda era tesa verso l’alto. Improvvisamente, sono caduto. Doh!, smettila di fare l’esibizionista. Ho piantato di nuovo la piccozza, l’ho trazionata e sono caduto di nuovo. Ma che cazzo! Questo ghiaccio non sa chi sono io? Imbarazzato, ho colpito più duramente il ghiaccio e scalato fino alla fine, ma ero scosso, tutto ciò non aveva senso per me. Quella sera ho controllato la mia piccozza, e ho constatato che in qualche momento prima della moulinette avevo rotto la punta della becca a 45 gradi. Funzionava come gli sci sul ghiaccio invece di afferrarlo, ma sembrava totalmente a posto da dietro e la sentivo normale mentre la infiggevo. Non ho prestato attenzione ai primi segnali di qualcosa che non andava. Sarei potuto cadere prima quel giorno, e nonostante avessi messo delle protezioni non sarebbe stato entusiasmante. Negli anni ho scoperto che quando ho la percezione che qualcosa sia sbagliato, di solito è così, solo che magari non ho ancora capito cosa.

Regola n. 10

Non essere ottimista riguardo le tue capacità, la qualità del ghiaccio, l’esito della giornata, e comunque riguardo a nulla che abbia a che fare con la scalata sul ghiaccio o in montagna in generale. L’infondato ottimismo lascialo a cose come ottenere un appuntamento o vincere la lotteria. Se vuoi sopravvivere, ciò che importa sono il pessimismo e un’accurata autovalutazione. Ti renderai conto da solo quando sarai bravo abbastanza, perché avrai il background (potremmo dire il bagaglio, ndt) necessario per essere bravo abbastanza. Fai moulinette, scala con dei mentori, rallenta  e fai le cose per bene, oppure sostieni la line adi prodotti Stryker (cercala su google, ci sono tanti cascatisti che la conoscono) (è una marca americana di prodotti ortopedici, ndt).

Regola n. 11

Disarrampica prima che sia troppo tardi. Se senti che stai per diventare esausto, aggancia una fettuccia al manico di una piccozza piantata bene e appenditici (mentre sei appeso, posiziona una vite o due, o magari fai un’abalakov). Disarrampica fino a un buon riposo. Se il ghiaccio sta diventando sempre peggio, disarrampica, non salire pensando che migliorerà. Scalare su ghiaccio esausti è una pessima idea, hai bisogno di più controllo. La ricompensa deve bilanciare il rischio, e se sei già stanco non sarai in grado di restare appeso se ti scappano i piedi. C’è onore nel gestire bene una situazione, c’è rimpianto nel cadere.

Regola n. 12

La paura è il segnale che sei al di là delle tue competenze. Il “divertimento” è invece il segno che sei solido, ben posizionato, e competente in quel territorio. E’ come il sesso: se non ti stai divertendo e non stai apprezzando l’esperienza allora, probabilmente,  lo stai facendo male.

Infine…

Devi avere un piano qualora tutto andasse per il peggio, e abbastanza materiale per sopravvivere. Ho due amici che sono sopravvissuti perché avevano delle inReach Communicator (navigatori satellitari con la possibilità di inviare e ricevere messaggi di soccorso). Se scali in zone dove il cellulare non prende e non le hai, allora sei un idiota. Comprati meno caffelatte per un paio di mesi e acquista una inReach.

Will Gadd

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Prima del cambio pendenza, anche se ci si sente bene, meglio proteggersi

La traduzione è finita, così come la mia stagione sulle cascate di ghiaccio, ma ho intenzione nelle prossime settimane di descrivere qualche salita che mi è particolarmente piaciuta, in attesa del ritorno su roccia.

Nel frattempo, buone arrampicate!

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