12 marzo Vajo dei Colori

Cosa fare quando la domenica hai un impegno a pranzo e le previsioni meteo sono incredibilmente belle?

Nei miei piani, sveglia tranquilla e per una volta ogni tanto si può anche non andare in montagna, ma poi la mia lei sabato se ne esce dicendomi che ha letto un post e il Vajo dei Colori sembra essere in ottime condizioni. Che belle idee che hai amore mio!

Il tempo di leggere un paio di relazioni per capire dove andare e se sia fattibile come tempi (segnalo,tra le molte, quella pubblicata pochi giorni prima sul sito internet del rifugio Campogrosso), e la decisione è presa. Sveglia presto (4:00), alle 6 partenza dal Rifugio, e al massimo in 5 ore dovrei essere di nuovo alla macchina. Ce ne metterò meno di 4, perché le condizioni della neve erano, semplicemente, perfette.

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Appena lasciata la macchina, inizia ad albeggiare, e la frontale può restare nello zaino

Di relazioni tecniche della salita è pieno il web, non mi sembra il caso di dilungarmi. Quello che voglio descrivere è la meravigliosa sensazione di un’uscita in solitaria.

Finora, infatti, non avevo ancora fatto un giro in montagna da solo! Sarà banale, però la sera prima mi sentivo leggermente agitato. E invece la giornata è stata bellissima: camminare al ritmo dei propri pensieri -e delle proprie gambe- mi ha fatto scoprire una singolare armonia con il mio corpo. Non che andassi a passo meditativo, anzi, ma proprio per questo, nel cercare la soglia tra la velocità giusta e la fatica, ho scoperto il mio ritmo.

Fino alla Selletta dei Cotorni, tutto bene. Dopo, avrò perso almeno un quarto d’ora per cercare l’attacco. Non perché sia difficile, anzi è veramente banale! ma una delle relazioni che ho letto lo dava come quota almeno 50m più in basso di dove mi trovavo, e sono sceso a verificare. Foto alla mano, non poteva essere e, tornato sui miei passi, mi sono convinto (giustamente) di dover salire dove avevo ipotizzato. A volte, bisogna semplicemente prendere atto che ci possono essere relazioni imprecise.

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cima Mosca, il Vajo dei Colori passa alla sua destra

Una comoda traccia mi indicherà la strada fino alla cima e, come dicevo, la neve ottima mi ha permesso di godere appieno dell’esperienza, senza quella fatica immensa (già provata in Presanella, sulla via Steinkotter) di fare tre passi in salita e sprofondare di due.

La vista dalla Bocchetta, nemmeno a dirlo, è spettacolare. E sorrido scoprendomi a pensare di essere fortunato oggi. Sono qui, invece di essere a letto, ed è bellissimo.

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una panoramica da Bocchetta Mosca

Il ritorno, nonostante richieda la giusta attenzione, non presenta difficoltà: mi sono diretto verso Bocchetta Fondi, sono sceso dove c’erano dei mughi, un traversino su roccia (ci sono dei chiodi, forse per mettere delle corde fisse che non sono indispensabili) e poi giù dal Boale dei Fondi, dove trovo una moltitudine di scialpinisti pronti a godere di questa bella giornata. Ma quanti che sono!

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Finisce qui questa breve gita, rubata a una giornata che sembrava destinata a tutt’altro. Una salita con me stesso, a sorpresa. E’ bello anche così.

Non sono uno scialpinista, ma quelli che erano lì sembravano soddisfatti delle condizioni della neve. Il vajo dei colori, in particolare, non aveva tratti ghiacciati né scoperti.

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