Un week end in Val di Mello

Questo post avrebbe ben potuto chiamarsi “come mettere alla prova la propria ragazza” oppure “TEST: se non ti lascia nemmeno dopo questo è amore”! Ma procediamo con ordine…

Domani inizia il Melloblocco https://www.melloblocco.it/, raduno-manifestazione internazionale che si svolge nella ben nota Valle dove Merizzi, Guerini e amici vari negli anni ’70 si sono divertiti parecchio a scoprire alcuni “sassi” e itinerari di arrampicata che tutt’oggi entusiasmano gli amanti del genere. Ho quindi pensato che, oltre a darne notizia a quei pochi che non ne abbiano già sentito parlare, potevo raccontare della mia recente (29-30 aprile) 2 giorni con la mia lei.

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una veduta della Valle, al cui termine svetta il monte Disgrazia

Solitamente, non ci capita di scalare su granito. Eppure questa roccia, così diversa dal calcare “di casa”, offre un tipo di arrampicata che mi piace molto: si inseguono fessure più o meno ripide, intervallate da placche di aderenza entusiasmanti. Ciliegina sulla torta: le vie classiche non presentano spit/fix, ma solo qualche chiodo qua e là. Se da un lato, quindi, occorre impegnarsi nel posizionare bene le proprie protezioni, dall’altro si può godere della soddisfazione di salire “con la propria testa”, e passaggi che altrimenti risulterebbero banali richiedono invece il giusto impegno con un dado o un friend un po’ sotto i piedi.

E’ così che, al primo week end libero con meteo a malapena accettabile, si organizza la gita! Con l’occasione, mettiamo anche alla prova la struttura che abbiamo costruito apposta per dormire in macchina: promossa a pieni voti!

Il piano è semplice: sabato una vietta breve per (ri?)prendere confidenza con questo stile di arrampicata, e domenica voglio farle provare “Il Risveglio di Kundalini”, una grande classica che ho già percorso e che mi piace moltissimo.

Già qui, mi permetto un suggerimento: se i traversi non sono la passione della vostra compagna di arrampicata, evitatele la variante d’attacco di Tunnel Diagonale. Io non l’ho fatto, perché sotto sotto devo essere un po’ sadico (e un po’ masochista), e diciamocelo: lei non si è divertita a farla! nonostante ne sia venuta fuori con successo. Ma le serviva, anche come preparazione al giorno successivo e, più in generale, uscire dalla propria zona di comfort permette di progredire e di acquisire una nuova e più profonda consapevolezza delle proprie capacità, al di là dei limiti che,spesso, ci disegnamo da soli. Per fortuna, il resto della via l’ha riconciliata col mondo, e la squisita cena a base di prodotti tipici pure!

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per chi se lo stesse chiedendo: no, dopo non mi ha strozzato 😀

Arriva così la domenica, ma la parete che abbiamo scelto -in alto- non sembra ancora molto asciutta…migliorerà? Se guardate bene lo schizzo, anche qui gli amati traversi non mancano. E non sono nemmeno banali!

Come si intuisce dalle foto, purtroppo la parte alta è rimasta umida, ma abbiamo salito comunque quel tanto che basta per fare il tiro da molti riconosciuto come il più bello della via: la Serpe Fuggente, una splendida e inconfondibile fessura di 20-30 metri (3° tiro della via). Non credo che le foto rendano l’idea, ma ci ho provato: spero apprezzerete il tentativo. Per quelli che ci sono stati, dovrebbe bastare per farvi tornare la voglia!

Come anticipato, le condizioni nella parte alta non invogliavano a proseguire, e sinceramente ho letto un po’ di stanchezza negli occhi della mia lei. Non ci siamo però fatti mancare il bel diedro successivo, chiamato l’Angolo Amaranto (come sono evocativi i nomi in questo angolo di paradiso! sono il frutto di quegli anni in netta contrapposizione con la retorica, che ormai a molti “stava stretta”, della lotta all’Alpe e della conquista della cima), capace di intimorire per la scarsa proteggibilità, ma perfettamente scalabile senza grandi patemi. Hanno provato a banalizzarlo piantando degli spit, ma qualche “custode” della Valle ha ripristinato le cose com’erano. E’ il fascino -indiscutibile- di questo posto, una vera riserva rispetto a molti altri terreni “omologati”. Si può essere d’accordo o meno, ma fa parte della tradizione di questa via e trovo giusto rispettarla. Ci sono infinite altre salite a spit, trovo bello tutelarne qualcuna così com’è.

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dall’espressione “vagamente” sorridente, azzardo ipotizzare che non le sia poi così tanto dispiaciuto calarsi 😀

La nostra pausa tra i monti è finita qui, in perfetto spirito con il luogo: la cima non è obbligatoria (anzi, questa via finisce nel bosco), e l’arrampicata è stata un modo per divertirci e per continuare a conoscerci: tra di noi, attraverso la corda, e verso noi stessi, perché quando arrampichi non senti il compagno, ma sali con i tuoi pensieri. Più ti alleggerisci del superfluo, di ciò che ti “pesa”, più sali leggero.

Buone arrampicate, se vi riesce, lasciate a terra ciò che vi grava inutilmente.

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