I sogni nel cassetto degli altri

Questo racconto parte dal finale. Denise, il 15 agosto, ha scritto questo:

Monte Rosa – Punta Gnifetti – Capanna Margherita 4554mt

IL MIO PRIMO 4000

I sogni nel cassetto sono una gran bella cosa, ma quel cassetto ogni tanto va aperto e i sogni vanno realizzati

…e quando l’ho letto mi sono sentito felice di essere stato parte della storia di qualcun altro.

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La meta tanto agognata: bravissime ragazze!

Io e Serena avevamo già in mente, prima o poi, di salire un 4000. Vuoi perché mancava a entrambi, vuoi per gli splendidi panorami che si godono dalle cime innevate, o anche solo per la voglia di confrontarsi con l’altra quota e scoprire come reagiscono i nostri corpi all’altitudine. Tuttavia, la nostra passione sono le vie di roccia, e ogni week end alla fine il tempo era bello per fare dell’altro.

Sembrava quindi uno di quei progetti destinati a restare tali a lungo, magari in occasione di una qualche uscita con un corso. Non era certa il nostro sogno nel cassetto. Ma per qualcun altro le cose stavano diversamente, solo che ancora non lo sapevo…

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Cresta del Lyskamm e, maestoso, il Cervino

Quando un’amica mi chiede quindi se conosco qualche nome di guida alpina da suggerirle per salire alla Capanna Margherita, mi viene d’istinto l’offerta di unirsi a noi. La salita è facile, i pericoli oggettivi tutto sommato contenuti e mitigati dalla presenza di molti altri alpinisti, e posso insegnarle quel tanto che basta perché abbia consapevolezza di quello che si deve fare. Se poi coinvolgo qualche altro amico, meglio.

Alla fine è stata così brava a organizzare tutto e a trascinarci, che direi quasi che siamo stati noi ad aggregarci a lei!

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tutti in riga, pronti per la lezione di nodi del primo giorno 😀

Arriva così il 12 agosto: siamo una bella brigata di 7 persone in trasferta verso Alagna. Prima tappa Capanna Gnifetti, quota 3500 circa, dove qualcuno (gli altri) mangerà benissimo e qualcun altro (a esclusione…) sarà accompagnato dai deliziosi sintomi del mal di montagna. E c’è già chi teme che il giorno dopo non andremo in vetta…

Poche ore di sonno invece mi rimettono in piedi e siamo pronti a tuffarci tra i crepacci che ci aspettano. Sono sicuro di aver letto negli occhi di più di qualcuno non solo la contentezza per il fatto che io non stessi più male, ma soprattutto la gioia per quello che questo significava: si sale!

La montagna è così, ti strega con il suo desiderio di vetta e ti chiama a sé col suo canto di sirena. Immagine azzeccata, visto che i crepacci ricordano gli abissi e i sastrugi disegnano onde immobili e lucenti.

La mattina, usciti dal rifugio non certo tra i primi, gli alpinisti già in marcia ci ricordano le formichine di Fabio Vettori, piccole figure scure e industriose sul manto bianco. Non ci vuole però molto prima che gli itinerari si dividano, e che le distanze tra i gruppi aumentino. Meglio, così si gode di più il panorama.

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ponti di neve, altrimenti come lo superi un crepaccio?

Non siamo di certo i più veloci, ma qualcuno di noi freme dalla voglia di vetta. Lo vedo nel passo, lo capisco dalla corda che proprio non ne vuole sapere di restare tesa tra i compagni di cordata: qualcuno scalpita 😉

Mi ha fatto molta tenerezza cogliere questi piccoli segnali -come li conosco bene!- nella mia amica: è qui che ho cominciato a realizzare davvero il valore che aveva per lei.

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Proprio per questo, mi sono tenuto in fondo alla mia cordata, perché fosse la loro salita: solo ragazze con me, guidate dal passo sicuro di Serena, per l’invidia dei vari gruppi che abbiamo incrociato.

“Cosa hai fatto di buono per avere una cordata così? che fortunato!”

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Me l’hanno detto spesso, chissà se si rendevano conto di quanto fosse vero. Ho avuto modo di osservare la forza e la tenacia di chi ha faticato per arrivare fino in fondo, anche quando sentiva il proprio corpo chiedere una tregua. Perché ci vuole anche un po’ di coraggio per realizzare i propri sogni, grandi o piccoli che siano…

Io intanto restavo in disparte, e mi godevo da spettatore quasi “esterno” questo spettacolo di gruppetto! Praticamente ero il loro fotografo 😀

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sembra vicina… un po’ di pazienza ancora…

E così, tra una merendina ristoratrice e qualche incitamento reciproco, la cordata “splendor” (autoproclamatasi tale, in realtà, ma mai dare torto a una donna, figurarsi a 3-4 di loro!) ha dato il meglio di sé e ha raggiunto la cima!

Sono stato un privilegiato, me ne rendo conto adesso che scrivo queste poche righe sconclusionate, perché ho assistito a un sogno realizzato, e nel mio piccolo ho dato una mano affinché accadesse. Che poi, non ho fatto niente di straordinario, eppure sono felice.

Un privilegiato perché nella mia rincorsa a fare sempre qualcosa di più, rischio seriamente di perdermi questi momenti. Più di un amico non è venuto perché “è una salita facile” oppure “con queste condizioni vado a fare qualcosa di più figo”, e magari l’avrei fatto anch’io se solo gli eventi avessero preso una piega diversa, se non mi fossi offerto spontaneamente, se…

Oggi sono stato un privilegiato, e il pensiero corre (ancora una volta) alle parole di Motti, al rischio di diventare dei falliti, troppo presi dalla ricerca del proprio limite, con “occhi che non vedono più” (qui puoi leggerlo, se ti va).

E quindi, grazie a voi ragazze!

Buone arrampicate,

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