Sardegna vol. I

Nonostante siano passati ormai due mesi, faccio ancora fatica a decidere quale sarà il filo conduttore di questo racconto. 8 giorni non sono poi molti, eppure riordinare i pensieri è difficile quando le esperienze e le emozioni sono tante, tante da far sembrare questo viaggio un’avventura durata molto di più. Il tempo, lo sentiamo tutti dentro di noi, non scorre sempre uguale…

Mare. Arrampicata. Amici. Campeggio. Porceddu. Seada. Trad. Capo Pecora.

Questi erano i punti chiave su cui da mesi andavano avanti i nostri vaneggiamenti sulla tanto sognata vacanza arrampicatoria in Sardegna. E poi le guide comprate con largo anticipo per sognare le vie; le trasferte ad arrampicare su granito per arrivare pronti -o meglio, meno impreparati!; gli scambi di messaggi e gli incontri per organizzare il materiale e il viaggio. C’erano, insomma, grandi aspettative per questo viaggio e, a parer mio, sono state ampiamente superate.

Ma andiamo con ordine: per non perdermi, questa volta inizierò dal principio.

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Capo Testa

L’idea di questo viaggio è nata dall’incontro tra la mia voglia di arrampicare in posti nuovi, il desiderio di mare di Serena e le foto di Maurizio Oviglia, che ci ha fatto sognare Capo Pecora e le sue strutture incredibili per tutto l’inverno. Non ci è voluto molto perché anche i nostri amici venissero coinvolti e, anzi, uno di loro praticamente è diventato il promotore della vacanza. Alla fine eravamo in 8, dai venti ai trent’anni, decisamente un gruppetto eterogeneo, ma con una grande passione in comune, che sicuramente ha contribuito a far andare tutto per il meglio. Furgone a noleggio da Verona, carico in modo inverosimile, e si parte!

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Non è tutto oro quel che luccica, ma alla fine non si è viaggiato nemmeno così male 😀

Nonostante il progetto iniziale prevedesse di cominciare proprio da Capo Pecora, il meteo è stato di diverso avviso e ci ha costretto a rimescolare le carte. Si è iniziato quindi dalla fine, ovvero dall’unico angolo di Sardegna asciutto.

La cosa comoda è che Capo Testa si trova molto vicino a Olbia, dove abbiamo attraccato. Si inizia ad arrampicare subito!

Non sono stato il primo ad assaggiare il granito sardo solo perché ho perso a pari e dispari, ci tengo a specificarlo! Non vedevo l’ora di iniziare, e devo dire che Giovanni è stato bravissimo e veloce, così non ho dovuto aspettare troppo.

L’arrampicata sul mare ha un fascino tutto particolare: il sole, il rumore delle onde e i profumi della macchia mediterranea ti trasportano in un’altra dimensione, dove dimentichi la città e i suoi affanni… Per sostituirli con affanni diversi! Che dura abituarsi a questi incastri, e alla fatica mentale di proteggere interamente tiri con difficoltà che di solito riserviamo alla falesia spittata. “ma se il buongiorno si vede dal mattino (pensavo in cima al primo tiro, soddisfatto e gioioso) ce la caveremo alla grande!”

L’acqua, poi, era fantastica, e il sorrisone di Serena (dopo ogni bagno) ne era la prova. Credo abbia scalato molto poco il primo giorno, ma l’ho vista felice lo stesso: la formula era vincente.

Aggiungo una piccola parentesi (dedicata a mia sorella, spero mi perdonerete questa digressione ad personam): nonostante il piano fosse di cucinare il più possibile in campeggio, non volevamo privarci di alcune specialità, e per cominciare alla grande ci siamo giocati la prima sera il Jolly “ristorante”, senza affatto pentircene 😀

Tempo poche ore, ed è cambiata la stagione! Sapevamo che il secondo giorno il maltempo che aveva preso tutto il resto dell’isola si sarebbe spostato a nord, ma non ci siamo fatti intimidire dal nuvolo: avremmo scalato finché era possibile.

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Con un po’ di fantasia avremmo potuto pensare di esserci trasferiti nottetempo in Inghilterra!

Se già il primo giorno ci avevano colpito le forme bizzare che il vento e l’acqua erano stati in grado di creare, il secondo giorno ci è sembrato di vagare nel sogno di un pittore: rocce che sembrano dinosauri, castelli impossibili e onde di granito tutto intorno a noi, felici come bambini nel paese dei balocchi! La Sardegna ci mostrava i suoi gioeilli, e ne siamo rimasti tutti immensamente affascinati.

Camminando col naso all’insù -si sa- è ben facile perdersi, e così potremmo averci messo più del previsto ad arrivare alla Torre Protofallica, meta designata per le sue vie sulla carta semplici e abbordabili. Diciamo che, per il futuro, adesso sappiamo un po’ meglio come orientarci 😀

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l’assalto alla Torre!

Si diceva: semplici e abbordabili. Ecco, il grado magari sì, ma lo stile ci ha dato parecchio da riflettere, con le sue fessure offwidth scarsamente proteggibili, dove incastrarsi con braccia e schiena è l’unico modo per progredire… Però, che soddisfazione venirne a capo e sbucare in cima, e ammirare il mare aprirsi davanti ai tuoi occhi!

C’è anche il tempo per una seconda via, e allora aggirando la Torre mi sono buttato a capofitto su questa seconda, splendida linea. Si parte ancora incastrandosi, poi un bel (per alcuni) traverso, e un passo duro in placca mi ha dato del filo da torcere e mi ha costretto a mettere l’etica da parte. Il fatto che poi anche il forte Marco non sia passato al primo giro mi ha sollevato: evidentemente, era più difficile di quanto dichiarato. Ma che bella la lama successiva, valeva da sola la via!

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E si ricomincia a incastrare la gamba…

Siamo gente strana, noi climber. Abbiamo “bisogno” (chi più, chi meno) di farci un’idea delle difficoltà di una scalata, per capire se potremmo essere in grado di intraprenderla. Ma sappiamo anche benissimo quanto siano soggettive queste valutazioni. E alla fine ci conforta quando anche altri ammettono le nostre stesse difficoltà, ci fanno sentire meno a disagio verso una via, un grado…che sapevamo avrebbe potuto essere sbagliata, ma sotto sotto avevamo il dubbio che invece fossimo noi ad aver sbagliato, a non essere stati bravi quanto pensavamo…

Torre Protofallica, Capo Testa
Alè Marco!

E così, nonostante qualche goccia qua e là che non ha dato fastidio, siamo stati così fortunati da scalare anche il secondo giorno! Certo, qualcuno non ha potuto fare il bagno, ma non sono stato certo io impedirglielo 😀

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L’allegra brigata

Troppe cose restano ancora da dire, e siamo solo al secondo giorno! Vi chiedo però un po’ di pazienza, il tempo è tiranno e gli impegni in questo periodo pressanti.

Ci rivediamo presto, intanto buone arrampicate

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