Primi passi sul ghiaccio (parte 1 di 2)

FullSizeRenderLa settimana scorsa abbiamo avuto modo di affrontare il discorso su come iniziare la propria avventura sulle cascate di ghiaccio. Quello che oggi voglio condividere con voi sono una serie di consigli sul modo più efficiente di affrontare il ghiaccio (più o meno) verticale.

La lettura può essere anche un utile ripasso a inizio stagione, con la consapevolezza che verranno trattati i principi basilari (niente tecniche avanzate per fare il 5° grado in questo articolo) per una progressione efficace ed efficiente.

Cominciamo nell’ordine che suggeriva per l’arrampicata il custode del Brenta: “si arrampica prima con la testa, poi coi pié, infine con le mani” (B. Detassis).

Testa

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La PETZL, ad esempio, produce una visiera applicabile al suo caschetto Meteor, rendendolo un’ottima scelta.

Premesso che il caschetto, già vivamente consigliato in arrampicata su roccia, deve essere considerato un equipaggiamento essenziale in questo ambiente, anche un paio di occhiali protettivi o una visiera da applicare al casco possono essere un’ottima protezione da tutto quello che potrebbe cadervi addosso. Non di rado, infatti, infiggere la piccozza vi regalerà abbondante ghiaccio per gustosi cocktail! (più avanti vedremo come ridurre questo fastidioso effetto collaterale)

L’approccio mentale che suggerisco per questo tipo di esperienza dovrebbe essere quel giusto mix tra calma e concentrazione: la foga di arrivare in fretta in cima o di “aggredire” il ghiaccio -lo scoprirete presto- è una scelta che non paga.

Perché non provare invece ad adottare un ritmo di salita che sia in sincronia con il vostro respiro? Espirare nel momento in cui infiggete gli attrezzi, ed inspirare prima di sferrare il colpo, aiuterà a ritardare l’affaticamento e a farvi sentire più tranquilli.

Molti scalatori hanno trovato con l’esperienza un metodo personale per mantenere un approccio rilassato durante la salita: specie nei tratti più duri, potreste sentirli canticchiare, fischiettare, o viceversa farsi improvvisamente silenziosi. Probabilmente uno di questi metodi andrà bene anche per voi! Personalmente, ho una sorta di dialogo interiore, in cui mi interrogo su tutto quello che sto facendo “dove stai andando? sarà messa bene quella piccozza? lì il ghiaccio sembra più morbido, sarà così?” E’ importante, in questo caso, restare focalizzati su pensieri positivi, non tanto per autocompiacersi -vanitosa attitudine che potremmo abbandonare senza rimpianti- quanto piuttosto per evitare di trovarsi in affanno. Ecco che allora un “quella piccozza è a prova di bomba” oppure “bene così, i piedi sono appoggiati saldamente” avranno l’effetto di alleviare la tensione del momento e consentirci di proseguire la salita con un ritmo naturale e non faticoso.

E’ inoltre fondamentale che la vista sia focalizzata su quello che state facendo. Questo significa, ad esempio, fissare il punto in cui desiderate posizionare il rampone, e verificare che sia effettivamente entrato lì dove avevamo deciso.

Piedi

In questa foto di esercizio con una picozza, si possono notare i talloni tenuti troppo alti dello scalatore sulla destra.
In questa foto di esercizio con una picozza, si possono notare i talloni tenuti troppo alti dello scalatore sulla destra.

Fondamentalmente, su cascata di ghiaccio i piedi possono essere usati in due modi: infiggendo le punte frontali sul ghiaccio, oppure cercando degli appoggi. Il secondo modo, evidentemente meno faticoso, è però più frequente su cascate di una certa difficoltà.

In generale, soprattutto all’inizio, sarà più frequente il primo, per cui è bene imparare da subito una battuta efficace. Il tempo speso a lavorare sui piedi, magari in moulinette e utilizzando una piccozza sola, è un ottimo investimento che saprà ampiamente ripagarvi in futuro.

Volendo stilare un breve elenco di consigli, è importante ricordare che:

  • le punte frontali del rampone devono entrare perpendicolari al ghiaccio. Per fare ciò, è utile mantenere la coscia e il ginocchio abbastanza verticali, e oscillare la parte inferiore per farla muovere come un pendolo. L’impatto dovrà essere sufficientemente energico da penetrare nel ghiaccio (col tempo, si affina la sensibilità in relazione alle condizioni del ghiaccio), ma non tanto da farvi rimbalzare contro lo stesso.
  • i piedi, prima di muovere verso l’alto una delle due piccozze, dovranno essere idealmente su uno stesso piano orizzontale, con un’apertura pari più o meno alla larghezza delle vostre spalle.
  • i talloni devono essere alla stessa altezza delle punte, per far lavorare al meglio i ramponi. Una posizione troppo alzata (o abbassata) degli stessi potrebbe provocare la fuoriuscita delle punte e, quindi, la perdita di un appoggio (oltre a un affaticamento dei polpacci, che andranno “in fiamme” fin troppo presto).
  • la posizione di partenza è fatta con le piccozze sopra l’altezza delle spalle, in quella di arrivo non dovreste superarle con le spalle.

Se avrete seguito questi consigli, il rampone dovrebbe essere penetrato sia con le punte frontali, sia con le prime punte laterali, che aiutano a fornire un appoggio più stabile.

Siete quindi posizionati con i piedi alla stessa altezza. Provate ora a mantenere le ginocchia leggermente flesse, e a portare in avanti il bacino : il modo più intuitivo è quello di stringere i…glutei! In questo modo, il peso viene naturalmente spostato verso le punte dei piedi, consentendo così una miglior penetrazione delle punte, e rendendovi liberi di allontanare le spalle dal ghiaccio per valutare i prossimi movimenti e alzare le piccozze.

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Bacino in fuori, per guardare i propri piedi e avere maggiore libertà di movimento.

Viceversa, quando sarà il momento di muovere i piedi, le braccia dovranno essere ben distese e il sedere in fuori, in modo da avere piena visuale sui passi da effettuare e ampia libertà di movimento per le ginocchia.

Ricordate sempre: le gambe hanno alcuni dei muscoli più grandi del nostro corpo. Sfruttarle efficacemente significa conservare le energie di altri distretti che si affaticherebbero prima.

Quindi, pochi piccoli passi verso l’alto, partendo e finendo con i piedi sullo stesso piano, vi aiuteranno a conservare le energie e tenere un buon equilibrio. Le mani, in questo modo, impugneranno le piccozze solo per garantire la stabilità, e non dovranno invece stringere l’attrezzo in modo spasmodico per sollevarsi con le braccia.

Continua nella seconda parte…clicca qui

 

 

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