La più bella dell’anno: il Candelone di Patrì

Prima di chiudere il capitolo ghiaccio verticale -anche se ho già messo via le picche- mi resta ancora da descrivere la cascata più bella dell’anno.

Non si tratta né della più difficile tecnicamente, né di quella dal grado più elevato (che bello poter giudicare liberamente la bellezza di un’esperienza, al di là di una valutazione fatta da altri!), ma certo quella che ho immaginato più a lungo.

Un pensiero accarezzato già dai primi giorni passati a prendere in mano le piccozze, perché altri me l’avevano descritta come bellissima. Dentro di me questo desiderio di salirla è maturato prima come speranza -un giorno, chissà- poi sempre più come un progetto concreto, col crescere della mia tranquillità e delle mie capacità sul ghiaccio. Di certo, poi, ha aiutato l’incoraggiamento di un amico guida alpina (grazie Tommy!), secondo il quale non potevo non farla e me la sarei “mangiata”.

Potete ben capire che, quando finalmente ci siamo incontrati, è stato amore!

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Il Candelone di Patrì, 12 Gennaio 2017

Il “corteggiamento” inizia quando si lascia il bosco e si risale un canale seguendo le tracce di altri ammiratori. La intravedo già da lontano la parte alta, che deve essere raggiunta con un paio di tiri. Questi, già da soli, meriterebbero la gita.

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l’ambiente intorno è una cornice spettacolare

Quando poi si sbuca nell’anfiteatro, e la si vede davanti a sé, cresce un misto di meraviglia e agitazione.

Sarò in grado di salirla?

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dalla seconda sosta, si vedono l’uscita di Patrì, sulla sinistra, e il candelone a destra: maestoso!

Lo confesso, arrivato all’attacco, ci ho pensato parecchio.

Magari potrei aggirare la prima parte sulla destra e fare sosta lì sopra…

Ma sono qui per arrampicare, e allora facciamola tutta.

Magari la divido in due tiri, così non mi trovo affaticato nella parte difficile: ho letto che il duro è subito dopo la metà.

Però poi magari mi resta il pensiero che avrei potuto farla in un tiro unico.

La cosa comica è che questo dialogo non è stato solo interiore, ma l’ho condiviso col mio compagno di cordata (il quale, peraltro, merita un pubblico elogio: dopo pochi giorni -seppur intensi- a Cogne assieme, si è sentito pronto a seguirmi in questa bella cascata: mica male!)

Alla fine mi sono deciso: sono qui, non ho nessuna cordata davanti (sono tutti sulla classica), c’è una splendida giornata e sono in forma: voglio salirla, e voglio salirla come si deve!

Una delle mie scelte più felici: colpo dopo colpo, aggancio dopo aggancio, mi sono sentito sempre più contento, e il divertimento è stato grande. Così rilassato che, anche sul verticale, mi sono preso il tempo di scattare delle foto, spero rendano la felicità del momento.

La “cima” -sarebbe più corretto parlare di fine della cascata, ma sembra riduttivo- è stata gioia grande per entrambi.

Cascate come questa ti ricordano perché è così bello arrampicare sul ghiaccio

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facce poco felici!

Per me quest’anno le cascate sono finite, ma non è detto che la nostalgia non mi faccia rispolverare qualche altra foto per ricordare i bei momenti passati al gelo.

Buone arrampicate

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